mercoledì 4 settembre 2013

Pollice opponibile

Mi ritrovo spesso a cercare spiegazioni per dei fatti; per carità, non vado in cerca di verità ultime e indiscutibili, cristalline; mi accontento di trovare spiegazioni plausibili.

Poi mi immagino di esporre ad un amico la mia teoria, e di sentirmi dire che è semplicemente una montagna di stronzate. A seconda dell'interlocutore, potrei sentirmi dire che sono un complottista, oppure che sono un miscredente, o entrambe le cose, variamente combinate.

Finisce che rimango sempre in dubbio su alcune questioni, un dubbio che in sintesi si riassume in questa forma:
La situazione X è frutto di un disegno intelligente, di un piano, oppure è semplicemente conseguenza del fatto che "le cose sono andate cosí"?
Si tratta insomma della dialettica "skeptical vs believer". Sto cercando di riflettere su questi due atteggiamenti; cerco di capire se ci sia una sintesi possibile.

Mi sto facendo l'idea che il progresso scientifico, tragga vantaggio da entrambe le modalità di analisi.

Prima di continuare, vorrei dire una cosetta. Chi è il complottista? Se leggete il parere di alcuni al riguardo, troverete descrizioni divertenti, per cui il complottista è uno che crede nei rettiliani (e se dici tu di non crederci è perché in realtà sei uno di loro) nel progetto HAARP e nelle scie chimiche eccetera eccetera eccetera. E chi è lo scettico? Sempre stando ad alcuni, si tratta di meschini dalle mente ristretta che rifiutano di riconoscere la luminosa evidente realtà che hanno davanti al naso per non riconoscere ed affrontare una volta per tutte le paure ancestrali dovute alla sciagurata decisione materna di non allattarli al seno dopo lo spuntare del quarto dentino.

Io do una definizione diversa. Prendete un rasoio di Occam e praticate un taglio. Ecco: il complottista è quello che sta da una parte, lo scettico è quello che sta dall'altra.

Cosí, il rettiliano che vede nella scia chimica l'arma di controllo dei pochi umani rimasti da parte degli alieni, è parecchio distante dal taglio del rasoio. E piú le affermazioni del "complottista" diventano ragionevoli, riscontrabili, e ripetibili, piú questo lo colloca in prossimità del confine segnato dal rasoio. Se pensate che lo scettico puro sia quello che sta esattamente sul confine, e che chi non vi si trova è in qualche misura un "believer", beh non sono d'accordo. Pensate al solipsista. È quello secondo cui nulla esiste all'infuori del suo stesso pensiero. Quello per cui credere qualcosa piú di "penso dunque sono" è un fidelistico atteggiamento irrazionale, roba da believer, appunto. Il solipsista per me si trova distante dal confine quanto il believer estremo, solo che si trova sul campo opposto.

Insomma, io dico che per noi, poveri esserini imperfetti, la via della conoscenza si segue cercando di rimanere nelle vicinanze del confine tracciato dal rasoio di Occam, confine che non vediamo, naturalmente, ma che individuiamo alternando "visioni" da believer a "riscontri" da scettico.

Abbiamo una fortissima tendenza a individuare schemi su tutto ciò che ci passa davanti. Il nostro cervello è fatto per lavorare cosí. E la nostra cultura è fatta per rinforzarci questo atteggiamento mentale. Quante volte abbiamo sentito dire frasi come:
<<La natura ci ha dotato del pollice opponibile, grazie al quale abbiamo l'abilità di utilizzare strumenti...>>
 Oppure:
<<Grazie alla leggerezza della sua struttura ossea ed alla possente apertura alare che Madre Natura le ha fornito, l'aquila reale può...>>
Credo che siamo tutti molto abituati a frasi come queste, chi di noi non ne ha trovate a bizzeffe?
Eppure sono frasi complottiste. E lo sono perché sottintendono un'intenzione che non esiste. Se accettiamo la teoria dell'evoluzione dobbiamo prendere atto che le caratteristiche sviluppate dagli individui di una specie sono conseguenza di fattori ambienteli e della selezione che favorisce i soggetti piú adatti a riprodursi in quell'ambiente. Nessuna intenzione; nessun piano. (1)


Però ci viene sempre naturale attribuire intenzioni, scopi. Se succede qualcosa, allora, pensiamo, ci deve essere uno scopo, ci deve essere dietro un'intenzione, un obiettivo da raggiungere.

Ora, proviamo a complicare le cose: consideriamo una ragnatela col suo ragno da una parte, ed una partita a scacchi dall'altra.
Ogni documentario che si rispetti ci spiegherà che
per catturare la sua preda, il nostro ragno tesse un filo sottilissimo e robustissimo, e che per produrre un filo cosí prodigioso le sue ghiandole sono cosí e cosí, e che per ottenere la massima superficie e robustezza con la minima quantità di filo allora dispone i fili con un perfetto schema geometrico (e qui si possono introdurre spiegazioni matematiche e geometriche fuori portata anche per un liceale ben dotato).

Ooops. Il ragno ha imparato la geometria? Ha intenzione di produrre un filo sottile e robusto? Vuole catturare una mosca?
Certamente no, non vuole catturare una preda e certamente sí, la può catturare.

Ok, e adesso guardiamo la partita a scacchi. Beh, sorvoliamo i dettagli, per voi sono elementari, mentre io mi ci dovrei affaticare un po'. Ma ogni buon scacchista che si rispetti ci potrebbe spiegare il perché delle mosse di ciascuno:
"Il bianco vuole forzare lo scambio di pedone per cui muove l'alfiere in... Il nero accetta lo scambio per non scoprire la diagonale e perdere le possibilità di arrocco, ma perde una qualità nel giro di tre mosse..."
 Qui è molto ovvio, le intenzioni ci sono, eccome, e ciascun giocatore ha i suoi motivi, le sue intenzioni, i suoi piani, per muovere esattamente quel pezzo e proprio in quella casa.

E adesso complichiamo le cose molto di piú.

Cambiamo tavola da gioco. Passiamo allo scacchiere internazionale. Osserviamo gli eventi, il loro corso. Ci sono intenzioni? E ci sono sempre?
Oh certo, qui non ci sono due giocatori, con un insieme ristretto di regole, un numero finito e piccolo di pezzi è tutto molto piú articolato
Immagino che la teoria dei giochi possa descrivere la situazione, entro certi limiti. Immagino che alcuni dei giocatori usino la teoria dei giochi, per prendere decisioni ottimali.

In ogni caso, siamo quasi arrivati:

Berlino, 27 Febbraio 1933. Incendio del Reichstag. Ne viene considerato responsabile un agitatore comunista. Pochi giorni dopo un capo di partito democraticamente eletto, tale A. Hitler, dichiara lo stato di emergenza e convince il presidente a firmare un decreto che abolisce la maggior parte dei diritti civili.


New York, 11 Settembre 2011. Beh, quel che succede quel giorno lo sapete. Casomai date un'occhiata a wikipedia. Quel che succede dopo è ancora in corso.

In entrambi i casi, però, mi chiedo; dove finisce la spiegazione degli eventi in termini di intenzioni, scopi, obiettivi e dove si tratta di semplice descrizione di eventi, fatti senza un'intenzione effettiva che determina almeno in parte il corso degli eventi?

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(1) Per inciso, la chiesa cattolica riconosce la teoria evoluzionistica nel 1966 col concilio vaticano secondo; voglio dire: se perfino una corporation secondo cui il loro primo amministratore delegato era figlio di madre vergine la accetta per vera, vuol dire che non riconoscerla equivale a schierarsi tra le file dei complottisti piú estremi.

mercoledì 28 agosto 2013

È tornato

Al termine della lunga e noiosa attesa, Jole si rivolse finalmente al custode, dopo aver rimesso in riga la chiassosa truppa di ragazzini che stava accompagnando in gita scolastica.
``Buongiorno, siamo qui per...''
``Certo, vi stavo aspettando: accomodatevi, da questa parte. Ci sarà da camminare un po'. Seguitemi, prego''.

Il custode li guidò attraverso un lungo corridoio gradevolmente illuminato da luci bianche e soffuse, ma totalmente privo di decorazioni. Ogni qualche decina di metri v'erano degl'ingressi, ora a destra, ora a sinistra, chiusi da porte scorrevoli numerate in ordine apparentemente casuale. Quando la scolaresca rumoreggiava di delusione, dopo aver oltrepassato senza fermarsi l'ennesima porta, comparivano in prossimità del soffitto enormi scritte luminose: ``Silenzio, per cortesia. Luogo di rispetto''. L'esperienza, già prima di cominciare era decisamente insolita, pensava Jole, e l'idea di accompagnarci una classe di terza media si stava rivelando un po' troppo azzardata. D'altra parte desiderava visitare il Museo Mistico da molto tempo; era molto costoso e la scusa dell'accompagnamento per la gita era l'unica che, grazie al provvidenziale rimborso spese, potesse consentirle di soddisfare questo suo vecchio desiderio. Jole era riuscita a giustificare una gita tanto particolare grazie agli allievi stessi, a cui aveva instillato con grande abilità l'interesse e la curiosità per le religioni e le credenze mistiche, al punto da convincerli a fare delle tesine individuali sul soggetto che, in onore alla loro comune discendenza era: ``Il credo biblico''. Di lí ad ottenere l'autorizzazione a visitare la sala trentatre del Museo Mistico fu un gioco per ragazzi.

Finalmente, di fronte alla porta numero trentatre il custode si fermò. Indugiò di fronte all'ingresso, dove si fece riconoscere e fece convalidare dal sistema automatico l'autorizzazione per scolaresca ed accompagnatrice. La porta scorrevole si aprí e tutti entrarono, tranne il custode che spiegò a Jole: ``avete trenta minuti, come sapete. Mi troverete qui all'uscita ad attendervi. A dopo''.


Tanto era sobrio, neutro ed anonimo il corridoio, quanto l'ambiente dietro la porta trentatre era prorompente di profumi, suoni lievi e delicatissimi, immagini ora statiche ora mobili, tutte attinenti scene dell'antico e nuovo testamento. Ai ragazzi era stato raccomandato il massimo silenzio e timorato rispetto, ma bastava la sbalorditiva atmosfera dell'ambiente in cui si trovavano per mantenerli comunque senza fiato.

Fu Jole a rompere il silenzio, con voce rotta dall'emozione che a stento riusciva a contenere, indicando verso il fondo della sala, per nulla appariscente, un semplice scranno che sembrava in pietra dove sedeva un signore canuto con capelli e barba foltissimi. ``Marx!'' Mormorò emozionatissimo il piccolo Hans, ricevendo di rimando uno scappellotto didattico da Jole, che si teneva sempre appresso il ragazzo piú ``semplice'' della classe.

``Eccoci!'' Disse Jole, tremante. ``Siamo al cospetto di Dio''.

``Abbiamo una domanda per ciascuno'', concluse.

``Ciao signor Dio'', disse Hans senza esitare un solo istante, ``Chi ti ha rinchiuso qui? E come hanno fatto?''

Jole si sentiva morire di vergogna ed imbarazzo per non aver trattenuto Hans dal fare una domanda sconveniente, ma Dio subito con tono bonario intervenne, prima verso di lei: ``Non preoccuparti Jole: le domande valgono per chi le fa'' e poi, rispondendo al piccolo Hans:

``Sai, moltitudini di uomini per millenni hanno speso la loro intera vita cercandomi; presto o tardi doveva succedere, e cosí mi hanno preso, come e quando avevo previsto. A catturarmi sono stati gli scienziati della Misty Corporation, quella della Misty Cola che ti piace tanto e dei parchi Mistyland. Mi hanno trovato dopo aver studiato meglio il mio verbo, che descrive il cosmo. Un giorno, approfittando del fatto che non posso creare una pietra cosí pesante da non poterla spostare, mi hanno teso una trappola, ci sono cascato in pieno, ed eccomi qua''.

Jole si rese conto che ogni alunno aveva ascoltato e pareva aver compreso perfettamente la risposta. Capí che non c'era nulla di cui si dovesse preoccupare come accompagnatrice, e che tutto sarebbe filato perfettamente liscio. Si rilassò e lasciò che ciascuno ponesse la propria domanda a Dio, riservandosi di porre la sua, che covava da chissà quanto, per ultima.

``Lí c'è una croce, ma è vuota. Dov'è tuo figlio?'' Chiese un altro ragazzetto.

Dio ridacchiò e prese a rispondere: ``Oh, rimane tra voi, incontrarlo è facilissimo, non si presenta in vesti ufficiali, passa quasi sempre in incognito. Alla Misty Corporation avevano pensato di catturare anche lui, ma il settore promozioni e marketing diede parere negativo, dicendo che avrebbe potuto influire negativamente sugli umori dell'azionariato e sulle vendite dei gruppi Misty wine e Qana wedding Mistytour.

Il settore ricerca e sviluppo spiegò invece che non era strettamente
necessario, perché alcune proprietà delle rilevazioni quantistico trinitarie mostrano che la mia presenza comporta in fondo anche la sua.
I cervelloni dissero anche che Gesú si era fatto uomo, e questo rendeva molto difficile distinguerlo dai suoi innumerevoli simili. Come se non bastasse, poi, nel proliferare di soggetti condannati a somigliargli per necessità, ve n'erano moltitudini determinati a somigliargli quasi per moda o vocazione, sull'onda delle innumerevoli opere incentrate sulla sua figura come, per esempio, L'imitazione di Cristo. Tutto questo, insomma, rende impossibile distinguere l'originale dalle copie''.

``Chi c'è nelle altre stanze?''

``C'è sempre Dio, naturalmente, ma le stanze sono ambientate secondo la cultura ed il credo dei visitatori. Chiunque faccia visita riceve l'esperienza che gli è possibile contenere, piú o meno come un imbuto accoglie acqua secondo la sua misura''.

``Perché resti qui? Non potresti stare nelle chiese, per esempio?''

``La Misty Corporation conta di mettere a frutto le ingentissime risorse dedicate alla mia cattura grazie al ritorno d'immagine che l'avere Dio a disposizione comporta. Comunque, sí, sono anche nelle chiese, ovunque, e chi mi cerchi nel giusto modo mi può trovare. La Misty Corporation, come sai dalle pubblicità, ha messo a punto la tecnologia mistica, che consente di trovarmi a chiunque attraversi a piedi il corridoio che conduce qui.
Gli accordi tra le autorità ecclesiastiche e la Misty Corporation sulla
concessione dei diritti di sfruttamento, paternità di marchi registrati e copyright non ebbero buon esito, cosí la tecnologia mistica non è stata impiegata nelle chiese. Anzi, per evitare fraintendimenti e conflitti l'autorità ecclesiastica mi ha scomunicato. Sapete, anche i fedeli che ricevo alla stanza tre non riconobbero mio figlio, e dicono ancora oggi di attenderne la venuta. Allo stesso modo, quelli che lo riconobbero allora, e se ne fecero seguaci, oggi non riconoscono me''.

Jole, che attendeva il suo turno, non fu piú in grado di trattenersi e sbottò:

``Insomma, basta con queste stupidaggini! Tu sei Dio. Come hai potuto permettere cosí tanta cattiveria, ingiustizia e malvagità nel mondo? E adesso che sei qui, cosa pensi di fare per noi?''

``Jole, Jole, tu sai, lo hai anche studiato, che molti teologi in passato hanno parlato della morte di Dio, spiegandone cosí il silenzio di fronte alle vicende del mondo. Quando fui catturato dalla Misty Corporation in effetti stavo molto male. Ed ero solo, il piú solo e il piú ricercato; tutto quello spirito _i dottori della misty me ne hanno trovato un terzo_ mi stava rovinando. Mi hanno curato ed ora sto meglio, adesso sono meno trino per cui sono anche, finalmente, piú deciso. Il consiglio di amministrazione della
Misty ha deliberato che posso mettere il mio know-how al servizio della società e contribuire cosí alla sua crescita. Vedrai Jole, il mondo presto sarà un posto migliore; la Misty organizzerà col mio contributo delle scuole di buone maniere, dove si conoscerà il senso delle cose e si imparerà come raggiungere la terra promessa, in cui tutti i Misty people, il mio nuovo popolo, potranno vivere in letizia. La Misty Corporation ha già individuato l'ubicazione della Mistyland promessa. Attualmente è abitata da corrotti infedeli, adoratori di falsi dei. Essi non sono il mio popolo. Per questo il mio popolo libererà la Mistyland promessa, ed Io sarò con loro quando scacceranno gli infedeli. Sarà la loro Apocalisse. Ah! Mi sento come ai bei tempi di quando aiutavo il mio popolo a cacciare gli abitanti della terra promessa. Sai, Jole, la terra che promisi al mio popolo era già abitata, ma io ero con loro e li aiutai a conquistare quella terra, ed eliminarne gli abitanti. Oggi tanti giocano a fare i buoni, dopo gli insegnamenti sparsi da mio figlio, porgi l'altra guancia, ama il prossimo eccetera, ma la verità è che da quando mandate avanti il mondo da soli usurpazioni e guerre continuano o peggiorano, quasi sempre nel mio nome e senza la mia esplicita benedizione! Adesso la misty Corporation è il mio popolo, che con me governerà la terra, e chi vorrà saper da solo del bene e del male sarà cacciato e non avrà posti nel mio regno, né in questa società''.

Fu a questo punto che l'incredibile avvenne, e tutti i presenti applausero entusiasti, intonando ``O Misty, che nei bilanci cresci'', accompagnati da trionfali squilli di trombe.

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``Marciarono dunque contro Madian come il Signore aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi.''
Sacra Bibbia, Numeri, 31:7

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16/08/06 

lunedì 26 agosto 2013

Imperatori e piramidi (qualcosa è cambiato)

Dicevo, nello scorso post, che le abilità sviluppate da un gruppo di individui (pensiamo ad una tribú primitiva) in ambienti ostili (scarsità di risorse, numerosi rischi per la sopravvivenza) tende a rafforzare disciplina, "spirito di squadra" e ad incentivare il rispetto delle regole. La ragione di fondo per questo fenomeno è data da questi tre criteri:
  • Quanto gravi sono le conseguenze di un tuo errore per te.
Questo favorisce disciplina individuale: o faccio cosí o crepo.
  • Quanto gravi sono le conseguenze di un tuo errore per i membri del tuo gruppo 
Questo incentiva lo spirito di squadra: se ci coordiniamo e facciamo tutti le mosse giuste, mangiamo l'orso; se sbaglia uno solo di noi, ci mangia lui. 
  • Quanto tempo passa da quando l'errore è commesso a quando iniziano le conseguenze.
Questo incentiva rispetto delle regole. È un po' meno evidente, per cui ricorro ad un esempio. Supponete di aver sbagliato la semina. Avete piantato nel vostro campo i semi del ricinus lassativus invece di quelli del grano. Le conseguenze le subirete qualche mese dopo, al tempo del raccolto. E morirete di fame o dissenteria per un errore commesso mesi prima. Troppo tardi per rimediare.

E ci sono errori che si rivelano con anni o decine d'anni di ritardo, rispetto a quando sono stati commessi. Per dire, oggi, la scelta di formare un giovane come raffinato filologo greco rivelerà la sua avvedutezza quando l'istruito virgulto spiccherà il volo alla conquista del mondo d'oggi, munito dei migliori strumenti culturali del V secolo AC.

Per prevenire questo genere di errori si danno regole d'autorità, di solito senza spiegazioni, oppure con spiegazioni di comodo. Si spiegerà ai contadini di seminare quei semi lí e non quegli altri là, perché quelli scuri sono "i semi maledetti dal diavolo dell'inferno marrone".

Piú le conseguenze negative sono remote, e piú diventa difficile capirne la causa. A volte c'è solo l'esperienza di chi ci è passato prima, ed è sopravvissuto perché ha fatto, inconsapevolmente, la cosa giusta. Spesso, chi ha fatto la cosa sbagliata non lo ha mai potuto raccontare a nessuno.
Insomma, si possono diffondere delle linee di comportamento tipo: "non mangerai carne di bedoldo". Nessuno sa veramente perché. La migliore spiegazione disponibile dice qualcosa tipo "è un animale immondo". Verosimilmente, molte generazioni prima, un bambino aveva visto morire tutta la sua tribú dopo essersi cibata di bedoldo a sazietà, senza neanche ottemperare ai suggerimenti di igiene e profilassi che sarebbero stati formulati solo pochi evi piú tardi.

Dunque, disciplina, cooperazione e rispetto delle regole diventano tre qualità che consentono ad un gruppo di individui di far fronte comune alle avversità. Ok. Ci vuol poco a vedere la necessità di un leader. Uno che dica agli altri: "tu fai cosí e tu fai cosà" e che sappia dare a tutti le indicazioni giuste, cosí che tutti siano ben incentivati ad obbedire senza discutere e senza troppo ragionare se sia giusto o sbagliato.

Man mano che la tribú cresce ed i suoi membri si specializzano e le sue attività si fanno piú complesse, questo leader diventa sempre piú importante, perché essendo piú complesso il suo compito è anche piú difficile prenderne il posto.
La sua salute è preziosa perché da essa dipenda la sua efficienza nel guidare la comunità e cosí comincia a vivere piú separato dagli altri membri della comunità, viene protetto, e non comanda piú lui direttamente. Si forma una classe dirigente che prende direttamente ordini dal leader, i quali li diramano ai loro sottoposti i quali...

Eccoci alla piramide, perlomeno alla piramide sociale. Con questa organizzazione l'ambiente ostile smette di essere una minaccia alla sopravvivenza.
La popolazione si è specializzata e stratificata, con piú persone nelle posizioni meno critiche per la sopravvivenza della collettività. Il leader ha il problema di farsi obbedire, pur avendo perduto il contatto diretto col suo popolo. Un modo è quello di attribuirsi autorevolezza divina. La distanza di fatto tra le sue condizioni di vita al vertice e quelle della sua base lo rendono effettivamente una divinità. Autorevole quanto basta da poter convincere la popolazione a costruirgli una piramide.

La base obbedisce alle regole d'autorità, perché, per loro, l'obbedienza alle regole è una garanzia di sopravvivenza.


Il faraone, infatti, ci tiene alla sopravvivenza delle fasce piú basse della popolazione: senza di loro, chi la costruisce la piramide? E senza la piramide, che divinità sono?

Ma adesso, per il faraone, c'è un criterio d'errore in piú. Oltre a quanto tempo passa tra quando si commette un errore e quando avvengono gli effetti, adesso c'è da tener conto di dove essi si manifestano. Quando il leader era ancora un selvaggio a cacciare insieme alla sua tribú, lui era lí dove si sarebbe pagato l'errore. Lo avrebbe pagato anche lui, direttamente.

Adesso invece, il leader (faraone, cesare, re sole, zar, fate voi) vive distantissimo dalle conseguenze di qualunque cazzata possa fare. Nel tempo, e nello spazio. Di fatto, la comunità di cui fa parte, non contiene la base. Il leader si è fatto divinità, ricordate? E le divinità non sbagliano. Se dei contadini crepano è perché è colpa loro che sono troppo inferiori e perché Deus lo vult. E se non hanno pane, che mangiassero brioches, invece di bighellonare in piazza! eccetera.

Come dite? È una stronzata pazzesca? No, non lo è, fino a prova contraria, cioè fino a quando un effetto diretto di un'azione non viene a mostrare che portava conseguenze negative. Ed è cosí che lo zar Nicola II ha pagato lui le conseguenze di "errori", "pratiche errate", iniziate generazioni prima e continuate da persone a cui era perfino tenuta nascosta la possibilità di sapere che qualcosa non andava nel migliore dei modi.

E piú o meno, fino alla fine del millennio scorso, le cose sono andate cosí. Con leader che dominano popolazioni di cui non si sentono parte, e di cui quindi dispongono senza troppe remore, considerandole e trattandole al pari una qualunque risorsa strategica, al pari di cavalli, carbone, acqua eccetera ma col vantaggio di essere anche rinnovabile, finché si mantengono prolifici.

Diciamo, insomma, che il faraone ci teneva agli schiavi, perché, se anche non li sentiva piú come parte della sua società, senza di loro non si faceva la piramide.
Anche Il re sole e lo zar dovevano tenerci alla base del loro popolo, almeno quel tanto che basta per non perderne il ruolo di guida e farsene travolgere.

Col cambio di millennio siamo, secondo me, ad un "gomito" della storia. Una cosa è cambiata ed è cambiata in un modo tale per cui la scena del faraone senza schiavi, o di Luigi XVI a far con la testa il sole nella cesta, o del Ceausescu eccetera, ebbene, penso che queste rivoluzioni non si ripeteranno. Non per molto ancora. Non ci sarà piú una base che spodesterà il suo imperatore, sotto la guida di qualche altra classe dominante.

Perché?

Perché in California sta girando per le strade ormai da circa un anno, tra le altre auto, un veicolo guidato da un computer collegato ad una telecamera.  Perché la componente di manodopera umana impiegata per realizzare quasi ogni nostro oggetto di uso quotidiano è scesa a livelli imbarazzanti. Perché se ci fosse la volontà di sostituire con macchine tutta la manodopera umana, come ci fu cinquant'anni fa la volontà di portare l'uomo sulla Luna, si potrebbe arrivare a 7 miliardi di disoccupati totali nel giro di dieci anni.

Perché, anche se non ci si fa molto caso, niente di ciò che sa fare la base  è necessario agli imperatori odierni, né al loro entourage. Che vogliano una piramide, o un esercito, per nessuna di queste due servono piú persone del popolo, o "della base" (cioè oltre il 95% della popolazione mondiale, e temo si tratti di una stima per difetto).

Qualunque cosa vogliano, bastano un modesto entourage di lacchè ed un'elité in grado di conservare e padroneggiare la tecnologia.

Qualcuno potrebbe presto prendere in considerazione innovative soluzioni alternative al problema della sostenibilità ambientale.

sabato 24 agosto 2013

Il progresso che viene dal freddo.

Qualche giorno fa ho letto un post interessante qui; tra le varie cose, sostiene che ai "moti egiziani" non seguiranno progressi significativi e che, chiunque si avvicendi al governo, alcune condizioni (ad es. quella femminile) rimarranno quelle che sono, o peggioreranno, per il fatto che sono profondamente radicate nella cultura della popolazione.
Se il governo non ha interesse a promuovere dinamiche culturali virtuose, saranno le piú retrograde a prendere spontaneamente il sopravvento.

Ok, questa la (mia) sintesi. Da qui mi è riaffiorata una questione che ogni tanto mi pongo: come mai ci sono territori dove ad eventi traumatici seguono ritorni al "medio evo" prima e passaggi verso "l'età della pietra" poi, mentre altri si riprendono, consolidano e migliorano la loro situazione, fino a diventare quasi un modello di futuro?

Mi spiego.

Prendete l'Europa centrale. Viene devastata da due guerre mondiali consecutive, a 25 anni di distanza. La Germania, in particolare, esce pesantemente sconfitta dalla prima, e praticamente annientata dalla seconda. Divisa a metà, spartita tra due blocchi opposti e nemici. A neanche tre generazioni di distanza, appare come una delle piú solide potenze democratiche europee.

Perché in Germania sí e in Egitto no? Oh, certo, adesso bisognerebbe aspettare una trentina d'anni, prima di poter dire con certezza: "la rivoluzione d'Egitto non l'ha fatto entrare nella topten dei fari di civiltà e progresso del pianeta" ma noi siamo grossolani e approssimativi, qui si fanno chiacchiere da blog, non siamo mica affermati sociologi, per cui diamo per buona l'impressione attuale, quella del post di cui parlavo al'inizio: non seguiranno eclatanti progressi ai moti d'Egitto. [Pro]seguiranno semmai deriva e declino.

Qual'è la differenza? Perché lí sí e là no?

Ok, mezza Europa ha beneficiato di aiuti dal piano Marshall, che ha fornito risorse al  blocco occidentale sufficienti ad avviare un'autosufficiente ripresa economica e sociale.

Ma basta questo? Perché in fin dei conti anche l'Italia ha beneficiato di quegli aiuti, e grazie anche ad essi ha preso un percorso di crescita, ma per qualche motivo non è durato, o non è stato altrettanto robusto come in altri paesi, per cui, ad un certo punto si è spezzato l'incantesimo.
Ed eccoci oggi qui, molto piú pronti a ricordare i Mondiali del '82 che ad aspettare con trepidazione i prossimi. Molto piú disposti a ricordare come si stava meglio non so bene quando, piuttosto che a discutere su come vorremo stare meglio domani e su cosa fare per arrivarci.

Insomma, piano Marshall o meno, a volte sembra come se esistesse un'indole delle popolazioni, cosí come esiste per gli individui; un qualcosa per cui c'è chi ha attitudini per qualcosa e non per qualcos'altro eccetera. Se fosse così,
il particolare episodio storico avrebbe poca importanza: potremmo trovare che nel corso della storia, alcune popolazioni hanno saputo spesso trarre profitto da situazioni favorevoli e conseguirne vantaggi duraturi, mentre altre, in condizioni analoghe, hanno sfruttato meno bene le situazioni. Se le paragonassimo a squadre di calcio, avremmo quelle che riconosceremmo come "sqadre da battere" e altre via via meno temibili, fino al livello "materasso".

Ok, ancora; ma perché? Perché in Hardonia le situazioni vanno sistematicamente a livelli di organizzazione crescenti mentre in Softonia, se arrivano le vacche grasse, c'è festa fin che ci sono e, subito dopo, è carestia?

DNA? Razza superiore? No. Direi proprio di no. Io mi do un'altra spiegazione. Basata sul fattore ambientale.

Cerco di fare un esempio per dare l'idea. Immaginate di far naufragare una persona su un'isola deserta tropicale e molto lussureggiante. Immaginate che questo Robinsono Crosue sia un tipo in gamba, istruito, abile. E che magari disponga di un po' di attrezzi. Bene, chi ha letto il libro sa che il nostro se la caverà. Chi non lo ha letto ma ha visto l'isola dei famosi sa che con le prove ricompensa potrebbe anche sfangarsela.

Scherzi a parte, il posto è lussureggiante. Se ha fame si guarda intorno e trova dei frutti. Se s'ingegna almeno un po' riesce a pescare. I bisogni primari si soddisfano facilmente e, insomma, in un ambiente naturale non troppo ostile

 una persona sola riesce a sopravvivere senza grossi problemi.

Adesso prendete la stessa persona e portatela in Svezia o Norvegia, sempre da sola. E' estate? Buon per lui. Può ancora cavarsela, per un mesetto o due. Certo, non ci sono più banane e noci di cocco, frutti da un pasto l'uno. Un po' di bacche ed erbette, forse dei ribes, se va di lusso. Ma a parte il non morire di sete, tutto è piú difficile. Il nostro eroe è un tipo in gamba, magari un tipo in gambissima, per cui possiamo immaginare che sia riuscito a costruirsi degli strumenti da caccia, e magari una capanna. Così potra ripararsi per l'inverno, che da quelle parti dura circa OTTO MESI.

Insomma, il nostro eroe solitario, per sopravvivere, dovrà procurarsi della legna da bruciare per scaldarsi, in quantità sufficiente per un inverno da otto mesi. Dovrà per forza accumulare d'estate del cibo da consumare durante i tempi duri. E dovrà conservarlo, anche. Certo, il freddo aiuta, ma da qui, seduti alla tastiera di un oggettino che costa circa 2000 anni di tecnologie, ricerche e progressi da parte di più persone di quante ne possa contare, sembra tutto facile. Poi dovrà fabbricarsi dei vestiti, per non finire assiderato già in Agosto.

Dove voglio arrivare? Beh, direi che ci siamo:

Un individuo solo non sopravvive a lungo in un ambiente ostile. Serve troppa tecnologia per sopravvivere, ed una persona sola, per quanto capace, non è in grado di produrla tutta da solo. E se anche ci riesce, non ha il tempo materiale per svolgere tutte le attività necessarie.

Serve gioco di squadra, serve organizzazione, serve disciplina.
Mettiamoci un gruppo di persone, nell'ambiente ostile, anziché una sola. Uno si specializzerà nella caccia, uno nella fabbricazione di utensili, uno nella preparazione del cibo... Insomma non devo continuare molto, penso sia chiaro.

Che ci siano un sacco di attività e che richiedano specializzazioni differenti lo sappiamo bene.
Dobbiamo notare però che, dato l'ambiente ostile, il ruolo di ciascun individuo è fondamentale: la perdità di un membro mette a repentaglio la sicurezza di tutto il gruppo: se si perde quello che sa far da mangiare, è un guaio per tutti; se manca quello che sa fare una data operazione è un problema per tutti, un  po' perché gli altri non la sanno fare altrettanto bene, un po' perché sono già impegnati a fare la parte loro.

Le conseguenze di un errore o di una defezione di un singolo possono mettere in pericolo di vita l'intero gruppo

Se invece la stessa cosa avviene nell'ambiente lussureggiante, Beh: "poco male se il cuoco è scappato o morto; per oggi raccolgo un frutto e mangio. Domani si vede".

Insomma, chi vive in un ambiente non rigido è fatalmente piú elastico. È meno preoccupato delle conseguenze di un problema. La sopravvivenza non è in discussione, non è questione di vita o di morte.

Invece, negli ambienti ostili, da soli non si campa, e anche in gruppo è necessaria una coordinazione forte ed una certa dose di "fedeltà": se le risorse sono scarse, sottrarne un poche per sé, indebolisce il gruppo, e quindi anche le chanches di sopravvivenza del singolo.

Nell'ambiente lussureggiante, un singolo può pensare di fregarsi le risorse del suo gruppo e scappare. Se resta da solo può ancora cavarsela, no? L'ambiente non è ostile.

Cosí, nell'ambiente ostile, il singolo tende a non sottrarre risorse al suo gruppo, perché in questo identifica le sue possibilità di sopravvivenza. Nell'ambiente lussureggiante, invece, il furto ha conseguenze meno letali: l'ambiente non è cosí ostile da far schiattare tutto il gruppo al minimo errore.
Ciononostante rimane un danno grave e da disincentivare al massimo. Se tutti i membri del gruppo si accorgono che "il crimine paga", allora il tessuto sociale si sgretola al punto il gruppo diventa una semplice collezione di individui.

Quindi viene scoraggiato con la paura.

L'obbedienza, la fedeltà ad uno schema di regole, e quindi ad una linea di comportamento, è dettata dalla paura. La tecnologia della paura credo sia tra le prime ad essere state sviluppate e le sue varianti di piú duraturo successo sono nate e cresciute con la culla della civiltà, in medioriente. Si basano tutte sull'idea di qualche soggetto invisibile e potentissimo, che ti vede sempre, qualunque cosa tu faccia, e sempre in pronto ad incazzarsi con te oltre ogni livello di guardia umanamente concepibile e pronto a punirti per l'eternità in caso d'infrazione d'una delle non poche regole assegnate. Fico, no?

Per tirare le somme, la mia spiegazione è che popolazioni cresciute in ambienti molto ostili abbiano naturalmente sviluppato un forte senso della collettività, nella quale si identificano facilmente. Hanno un forte senso delle conseguenze dell'errore: sanno che se uno del gruppo commette uno sbaglio, ogni membro del gruppo pagherà conseguenze negative. Tendono quindi a temere il danno alla società come danno agli individui che la compongono.

Probabilmente anche per questo, insomma, dopo un tornado storico che lascia lascia a tabula rasa l'intero paese, questi popoli si trovano più culturalmente predisposti ad affrontare la situazione: ambiente ostile.

mercoledì 16 gennaio 2013

Com'era al verde la mia valle

C'era una famiglia in cui si viveva da benestanti; i figli erano esauditi in molti dei loro capricci; se volevano andare alle giostre, papa' li portava; se
volevano andare al mare o in settimana bianca, ci pensava papa'. Quando non avevano voglia di studiare, papa' non faceva caso ai brutti voti in pagella, e diceva che era colpa della maestra, che ce l'aveva con loro perche' era invidiosa. Quando non andavano a scuola, papa' firmava la giustificazione,  e alla fine dell'anno scolastico, anche se non venivano promossi, il motorino lui lo comprava lo stesso. Poi, un giorno, papa' non si vede piu'.

Al suo posto arriva un arcigno  tutore. Papa' ha quasi dilapidato le risorse di famiglia, ha ipotecato la casa; per pagare le vacanze, le giostre e quasi tutte
le spese, papa' ha fatto debiti, ed ora la famiglia e' assediata dai creditori, che hanno mandato l'arcigno tutore a cercare di salvare il salvabile. I figli
si vedono ridurre la mancetta settimanale. Quando saltano scuola, adesso, non gli firmano piu' la giustificazione, se vengono bocciati, niente premio,
semmai perdono anche la paghetta, gia' ridotta come prima cosa dal tutore.

Insomma, per motivi piu' o meno nobili, l'arcigno tutore costringe i figli a rigare dritto. Chi non lo fara' rimarra' a bocca asciutta. Chi lo fara' potra' riuscire
a cavarsela. Chi avra' studiato a scuola potra' crescere meglio di chi non lo avra' fatto; chi avra' imparato a cavarsela con poco potra' gestire fruttuosamente
le poche risorse, invece di sprecare le molte che otteneva prima, senza alcun merito.

Ora i figli invocano a gran voce il ritorno di papa': sperano che col suo ritorno si ricominci ad andare alle giostre, che si possa smettere di sgobbare a scuola,
che il motorino arrivi lo stesso anche se ti bocciano, e sperano, insomma, che le paghette arrivino anche senza aver fatto nulla di buono per ottenerle.
Sentono che le paghette gli spettano comunque, perche' di si'.

Ora, caro lettore, ti chiedo: dov'e' che sbagliano, quei figli?

lunedì 5 settembre 2011

La memoria della piú bell'acqua

Ogni tanto salta fuori qualcuno a citare un qualche esperimento che proverebbe la cosiddetta "memoria dell'acqua" , quindi l'omeopatia funziona. Spesso, gli scettici sull'omeopatia si cimentano nel mostrare che no, quell'esperimento non prova nulla, che non e' autorevole, che e' fatto male, vhe non e' ripetibile, e cosi' via...

Secondo me va chiarita una cosa circa la relazione tra omeopatia
e "memoria dell'acqua".

Immaginiamo che un domani emergano conferme inoppugnabili sulla memoria dell'acqua, tanto forti da essere riconosciute anche dalla "scienza mainstream".

Da quel giorno in poi, per l'omeopatia, non cambia *assolutamente nulla*.
Poffarbacco, come mai?

Quando chimica e fisica descrissero le "reazioni esotermiche", un noto effetto riconosciuto, osservabile, ripetibile e misurabile come il fuoco, pote' essere spiegato in termini di reazioni esotermiche.

Nel caso dell'omeopatia, manca l'effetto osservabile: "il trattamento omeopatico X e' piu' efficacie di un trattamento placebo". E fin che non c'e' un effetto osservabile, non c'e' spiegazione che possa rendere "vero" un fenomeno non osservato. Al contrario, le prove condotte ad oggi mostrano che tale effetto NON c'e'.

Per dire che l'omeopatia e' efficacie l'unico criterio valido e' dato da statistiche ben fatte su test a doppio cieco (misurazioni e confronti).

Per ogni singola testimonianza tipo: "ho tratto giovamento dal farmaco omeopatico X" ne potrete trovare un'altra che dice: "sono guarito dal tumore al polmone fumando piu' sigarette". La credibilita' scientifica della prima vale quanto la credibilita' scientifica della seconda.

domenica 4 settembre 2011

La caldaia omeopatica

Immaginiamo due tizi, convinti sostenitori di scienze e pratiche alternative,  armati di spirito imprenditoriale ed intraprendenza.

Il primo dei due, convinto della memoria dell'acqua, inizia a produrre boccette di medicinali omeopatici. Diluisce un qualche principio attivo in acqua cosi' tanto da farlo scomparire (meno di una molecola per boccetta) e poi, se vuole un farmaco più potente, diluisce ancora (sic). Il farmaco sara' efficace, dice l'omeopata, perche' l'acqua, essendo stata a contatto con il principio attivo, ne "ricorda" le proprietà e le mantiene. Fantastico! Dopo pochi anni, gli affari del primo tizio vanno alla grande.

Il secondo tizio è davvero impressionato da questa storia, e dice: perché mai solo l'acqua dovrebbe avere memoria? Così si mette di buzzo buono ed inventa la soluzione dei problemi energetici dell'umanità: la Caldaia omeopatica. Funziona in un modo molto semplice: Il gas metano (il principio attivo) viene diluito in aria in concentrazione omeopatica e poi inviato al bruciatore. Per mettersi al riparo da possibili fiaschi, ad esempio per il fatto che magari, chissà, l'aria non ha memoria buona come quella dell'acqua, il nostro produce anche diverse caldaie a combustibile liquido: per esempio ad alcool, diluito in soluzione omeopatica.

Dopo pochi anni, tuttavia, gli affari del secondo tizio non vanno alla grande, anzi, va in fallimento e deve chiudere l'impresa. Eppure aveva seguito per filo e per segno i procedimenti del primo tizio, quello delle boccette omeopatiche. Il primo tizio, infatti, una volta riempite le boccette, le metteva in vendita, semplicemente indicando a quali malesseri avrebbero posto rimedio. E prima di vendere, aveva semplicemente accertato che il prodotto non faceva stare peggio, non causava danni alla salute. E così aveva fatto lui, il secondo tizio, con le caldaie: una volta preparato il combustibile, metteva in vendita.  Dimostrare che con la sua caldaia nulla poteva andare peggio che se non ci fosse era stato semplicissimo. Era bastato attivarla e mostrare che nulla nei paraggi si raffreddava o traeva danno di qualsivoglia natura.

Chi l'avrebbe mai detto, le caldaie omeopatiche non producevano caldo, e Ovviamentela gente se ne accorgeva subito, soprattutto d'inverno, quando il nostro si aspettava di vendere più che mai...
Per vederci chiaro sulle ragioni dell'insuccesso il nostro ha deciso di approfondire la questione fino a fare completa chiarezza, e così si è dato allo studio dei tarocchi, ed oggi è un richiestissimo cartomante, davvero molto consultato. Tuttavia, ancora oggi, a chi gli chiedesse quali ragioni avesse trovato, le sue spiegazioni rimangono arcane.

Io, per conto mio, ho preparato una bottiglia di Whisky omeopatico: finita la bottiglia di talisker, la ho riempita d'acqua e poi la ho sottoposta alle opportune succussioni (gli omeopatici non dicono "agitare", dicono "succussione", fa più curativo, chissà). Quando ricevo in casa ospiti favorevoli all'omeopatia offro loro più che volentieri una degustazione...