Poi mi immagino di esporre ad un amico la mia teoria, e di sentirmi dire che è semplicemente una montagna di stronzate. A seconda dell'interlocutore, potrei sentirmi dire che sono un complottista, oppure che sono un miscredente, o entrambe le cose, variamente combinate.
Finisce che rimango sempre in dubbio su alcune questioni, un dubbio che in sintesi si riassume in questa forma:
La situazione X è frutto di un disegno intelligente, di un piano, oppure è semplicemente conseguenza del fatto che "le cose sono andate cosí"?Si tratta insomma della dialettica "skeptical vs believer". Sto cercando di riflettere su questi due atteggiamenti; cerco di capire se ci sia una sintesi possibile.
Mi sto facendo l'idea che il progresso scientifico, tragga vantaggio da entrambe le modalità di analisi.
Prima di continuare, vorrei dire una cosetta. Chi è il complottista? Se leggete il parere di alcuni al riguardo, troverete descrizioni divertenti, per cui il complottista è uno che crede nei rettiliani (e se dici tu di non crederci è perché in realtà sei uno di loro) nel progetto HAARP e nelle scie chimiche eccetera eccetera eccetera. E chi è lo scettico? Sempre stando ad alcuni, si tratta di meschini dalle mente ristretta che rifiutano di riconoscere la luminosa evidente realtà che hanno davanti al naso per non riconoscere ed affrontare una volta per tutte le paure ancestrali dovute alla sciagurata decisione materna di non allattarli al seno dopo lo spuntare del quarto dentino.
Io do una definizione diversa. Prendete un rasoio di Occam e praticate un taglio. Ecco: il complottista è quello che sta da una parte, lo scettico è quello che sta dall'altra.
Cosí, il rettiliano che vede nella scia chimica l'arma di controllo dei pochi umani rimasti da parte degli alieni, è parecchio distante dal taglio del rasoio. E piú le affermazioni del "complottista" diventano ragionevoli, riscontrabili, e ripetibili, piú questo lo colloca in prossimità del confine segnato dal rasoio. Se pensate che lo scettico puro sia quello che sta esattamente sul confine, e che chi non vi si trova è in qualche misura un "believer", beh non sono d'accordo. Pensate al solipsista. È quello secondo cui nulla esiste all'infuori del suo stesso pensiero. Quello per cui credere qualcosa piú di "penso dunque sono" è un fidelistico atteggiamento irrazionale, roba da believer, appunto. Il solipsista per me si trova distante dal confine quanto il believer estremo, solo che si trova sul campo opposto.
Insomma, io dico che per noi, poveri esserini imperfetti, la via della conoscenza si segue cercando di rimanere nelle vicinanze del confine tracciato dal rasoio di Occam, confine che non vediamo, naturalmente, ma che individuiamo alternando "visioni" da believer a "riscontri" da scettico.
Abbiamo una fortissima tendenza a individuare schemi su tutto ciò che ci passa davanti. Il nostro cervello è fatto per lavorare cosí. E la nostra cultura è fatta per rinforzarci questo atteggiamento mentale. Quante volte abbiamo sentito dire frasi come:
<<La natura ci ha dotato del pollice opponibile, grazie al quale abbiamo l'abilità di utilizzare strumenti...>>Oppure:
<<Grazie alla leggerezza della sua struttura ossea ed alla possente apertura alare che Madre Natura le ha fornito, l'aquila reale può...>>Credo che siamo tutti molto abituati a frasi come queste, chi di noi non ne ha trovate a bizzeffe?
Eppure sono frasi complottiste. E lo sono perché sottintendono un'intenzione che non esiste. Se accettiamo la teoria dell'evoluzione dobbiamo prendere atto che le caratteristiche sviluppate dagli individui di una specie sono conseguenza di fattori ambienteli e della selezione che favorisce i soggetti piú adatti a riprodursi in quell'ambiente. Nessuna intenzione; nessun piano. (1)
Però ci viene sempre naturale attribuire intenzioni, scopi. Se succede qualcosa, allora, pensiamo, ci deve essere uno scopo, ci deve essere dietro un'intenzione, un obiettivo da raggiungere.
Ora, proviamo a complicare le cose: consideriamo una ragnatela col suo ragno da una parte, ed una partita a scacchi dall'altra.
Ogni documentario che si rispetti ci spiegherà che
per catturare la sua preda, il nostro ragno tesse un filo sottilissimo e robustissimo, e che per produrre un filo cosí prodigioso le sue ghiandole sono cosí e cosí, e che per ottenere la massima superficie e robustezza con la minima quantità di filo allora dispone i fili con un perfetto schema geometrico (e qui si possono introdurre spiegazioni matematiche e geometriche fuori portata anche per un liceale ben dotato).
Ooops. Il ragno ha imparato la geometria? Ha intenzione di produrre un filo sottile e robusto? Vuole catturare una mosca?
Certamente no, non vuole catturare una preda e certamente sí, la può catturare.
Ok, e adesso guardiamo la partita a scacchi. Beh, sorvoliamo i dettagli, per voi sono elementari, mentre io mi ci dovrei affaticare un po'. Ma ogni buon scacchista che si rispetti ci potrebbe spiegare il perché delle mosse di ciascuno:
"Il bianco vuole forzare lo scambio di pedone per cui muove l'alfiere in... Il nero accetta lo scambio per non scoprire la diagonale e perdere le possibilità di arrocco, ma perde una qualità nel giro di tre mosse..."Qui è molto ovvio, le intenzioni ci sono, eccome, e ciascun giocatore ha i suoi motivi, le sue intenzioni, i suoi piani, per muovere esattamente quel pezzo e proprio in quella casa.
E adesso complichiamo le cose molto di piú.
Cambiamo tavola da gioco. Passiamo allo scacchiere internazionale. Osserviamo gli eventi, il loro corso. Ci sono intenzioni? E ci sono sempre?
Oh certo, qui non ci sono due giocatori, con un insieme ristretto di regole, un numero finito e piccolo di pezzi è tutto molto piú articolato
Immagino che la teoria dei giochi possa descrivere la situazione, entro certi limiti. Immagino che alcuni dei giocatori usino la teoria dei giochi, per prendere decisioni ottimali.
In ogni caso, siamo quasi arrivati:
Berlino, 27 Febbraio 1933. Incendio del Reichstag. Ne viene considerato responsabile un agitatore comunista. Pochi giorni dopo un capo di partito democraticamente eletto, tale A. Hitler, dichiara lo stato di emergenza e convince il presidente a firmare un decreto che abolisce la maggior parte dei diritti civili.
New York, 11 Settembre 2011. Beh, quel che succede quel giorno lo sapete. Casomai date un'occhiata a wikipedia. Quel che succede dopo è ancora in corso.
In entrambi i casi, però, mi chiedo; dove finisce la spiegazione degli eventi in termini di intenzioni, scopi, obiettivi e dove si tratta di semplice descrizione di eventi, fatti senza un'intenzione effettiva che determina almeno in parte il corso degli eventi?
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(1) Per inciso, la chiesa cattolica riconosce la teoria evoluzionistica nel 1966 col concilio vaticano secondo; voglio dire: se perfino una corporation secondo cui il loro primo amministratore delegato era figlio di madre vergine la accetta per vera, vuol dire che non riconoscerla equivale a schierarsi tra le file dei complottisti piú estremi.